Toccare il fondo e vivere sulla propria pelle la vera sofferenza di chi è disperato per poi scorgere un lumicino di speranza a cui aggrapparsi, una mano, centinaia di mani da afferrare per tirarsi su per poi salire la china con le proprie gambe voltandosi a ringraziare quelle mani per scoprire, senza troppa meraviglia, il volto di tutti coloro, parenti ed amici, che mi hanno sostenuto nel corso della malattia.

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Quando il male entra nella tua vita lo fa all’improvviso, senza avvisarti, senza darti il tempo di prepararti all’idea che la tua esistenza non sarà più la stessa.

Arriva come un fiume in piena con l’acqua gelida che ti paralizza e riempie tutti i meandri della tua mente, impadronendosi di ogni tuo pensiero, di ogni momento della tua giornata.

Ti ossessiona mentre vai in macchina, quando parli con i colleghi, nelle cene con gli amici; è come un esercito di invasione che occupa ogni luogo strategico.

Il male ti infetta di egoismo e non riesci a pensare ad altro e a parlare di altro, arrivando persino a non vedere il dramma di chi, accanto a te, vive una situazione simile alla tua.

Quando avevo 16 anni una ragazza di Southend on Sea, che dopo scoprii avere un tumore al cervello, ha scritto sul mio diario: “it’s easy enought to be merry when things go along with a song, but one boy who worths while is one boy who can smile when everything goes dead wrong”. Che suona più o meno così: è facile essere felici quando vatutto bene, ma se hai le palle devi sorridere anche quando va tutto storto.

C’è chi pensa che avere le palle significa essere una persona decisa e tutta d’un pezzo, oppure avere sempre la soluzione per ogni problema o anche non farsi mettere i piedi sulla testa da nessuno.

Quando leggi quel referto medico dove scopri che il male ha scelto te e che non ti lascerà fino a quando non avrà sbranato l’ultimo istante della tua vita, allora scopri che avere le palle significa soffocare il panico che ti urla nel cervello, prendere il male, sbatterlo al muro e ringhiargli sul muso che difenderai con le unghie e con i denti ogni briciola della tua esistenza.

Anche se sai benissimo che sei condannato.

La disperazione, lo sconforto e la depressione ti camminano accanto pronti a prendere il sopravvento.

Ci vuole una forza che nemmeno sapevi di avere per essere sempre positivo.

Sempre.

Anche la notte che spesso passi in bianco.

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E allora sta a te non dargliela vinta e combattere raccattando le energie nel profondo dell’anima, parando i colpi sempre più profondi e sempre più devastanti del male, confidando nell’unico alleato che ti rimane: l’orgoglio.

Se riuscirai a vivere con dignità la tua esistenza anche quando il male farà scempio di te, se sarai in grado di cogliere ed apprezzare i seppur piccoli momenti lieti della tua vita, che il male cercherà comunque di soffocare, allora avrai vinto tu, perché potrai guardarti dietro senza rimpianti, certo di aver vissuto con pienezza la tua, seppur devastata, vita.

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La differenza tra essere preda passiva della malattia e lottare con tutte le proprie forze per impedirlo, corre sul filo della capacità di essere sempre concentrato per combattere, per non lasciare il pensiero libero di andare dove gli pare. Sempre, in ogni istante!

 

Io e il figlio del parcheggiatore_27 marzo 2020

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