Il Piano Nazionale della Cronicità (link all’articolo e file pdf) nasce essenzialmente dall’esigenza di contenere la spesa sanitaria, attraverso una razionalizzazione delle risorse disponibili e una ottimizzazione dei servizi destinati ai malati cronici che stanno diventando la quota maggioritaria della popolazione nazionale.

Si stima infatti che anche in Italia, come in tutti i paesi avanzati, circa il 70-80% delle risorse sanitarie sia speso per la gestione delle malattie croniche, e che in un prossimo futuro le patologie croniche rappresenteranno l’80% di tutte le patologie. Appare pertanto quanto mai importante procedere ad una razionalizzazione della spesa attraverso misure strutturali (migliore organizzazione dei servizi sanitari e sociali, reti integrate sul territorio, Integrazione dell’assistenza primaria, continuità assistenziale, cure domiciliari, in sostituzione del ricovero ospadaliero e attenzione ai bisogni globali dei pazienti).

In questa ottica si inquadra l’attribuzione al malato di un diverso ruolo, non più solo paziente che riceve (più o meno passivamente) cure, ma soggetto consapevole, paziente esperto, che coopera al piano di cura e diventa capace di prendere cura di sé, secondo il cosiddetto Chronic care model.

Il documento contiene certamente elementi di novità nell’approccio alle malattie croniche. Si parla di presa in carico con approccio biopsicosociale, presa in carico dei bisogni globali, approccio integrato sin dalle fasi inziali della presa in carico, ingresso precoce nel percorso terapeutico-assistenziale, Progetto Riabilitativo individuale che, nella fase iniziale, è caratterizzato da strategie rieducative in grado di conservare il buon stato di funzionamento della persona, e di costante monitoraggio dell’evoluzione della disabilità. Si parla di empowerment, ability to come, self care, leve fondamentali per l’efficacia e l’efficienza del sistema.

Si afferma che per le patologie croniche, i pazienti stessi diventano i principali Caregiver. Le persone convivono con le malattie croniche per lunghi anni e la maggior parte di loro può essere educato a gestire la patologia, e buona parte di tale gestione (dieta, esercizi fisici, utilizzo di farmaci) è sotto il controllo diretto del paziente.

Per quello che riguarda specificamente il Parkinson, incluso fra le patologie croniche, troviamo scritto:

La complessità della patologia richiede un approccio assistenziale multidisciplinare e altamente integrato, a seconda delle circostanze e della fasi della malattia, che necessita spesso di un gran numero di professionisti coinvolti (MMG, Neurologi, Fisiatri, Geriatri e Internisti unitamente ad altri specialisti di supporto come Cardiologi e Gastroenterologi, Fisioterapisti, Logopedisti, Infermieri, Nutrizionisti, Psicologi, sanitari coinvolti nell’assistenza domiciliare e nelle strutture residenziali, personale dei servizi sociali, Associazioni di volontariato,ecc.). Considerando la numerosità degli operatori interessati e la complessità degli interventi necessari alla presa in carico globale, è indispensabile l’integrazione di queste attività a livello territoriale con la predisposizione di una rete di servizi che garantisca la continuità assistenziale/riabilitativa basata alla lotta all’evoluzione della disabilità più che verso le singole espressioni sintomatologiche della malattia.

Quale è il giudizio delle Associazioni Parkinson sul Piano Nazionale della Cronicità?

Ad oltre due anni dalla sua approvazione, le Persone con Parkinson, che vivono sulla loro pelle la gestione quotidiana di questa malattia, si pongono alcuni interrogativi.

Non ci troviamo forse, ancora una volta, di fronte alle solite bellissime enunciazioni di principio, per di più attinte da esperienze straniere? Con largo uso di termini mutuati da esperienze straniere (empowerment, ability to come, self care). Enunciazioni che troppo spesso purtroppo restano solo sulla carta e che non diventano operative quando dal livello ministeriale dovrebbero passare a quello regionale e locale. Tanti bei discorsi, che non si traducono in atti concreti di cui i malati possano sentire i benefici!

A livello territoriale esiste la volontà e la capacità operativa di dare attuazione all’ambizioso programma delineato dal Piano Nazionale Cronicità? Esiste la volontà di superare la parcellizzazione dei servizi socio-sanitari, di superare un approccio settoriale alle problematiche socio-sanitarie? Nei vari attori della presa in carico esiste la volontà a collaborare unitariamente per assistere, monitorare, educare in modo continuativo questi pazienti?

E agli operatori vengono date le risorse necessarie per avviare queste procedure innovative di intervento?

Dopo due anni dall’approvazione, a che punto siamo con l’attuazione del Piano Nazionale della Cronicità?
Articolo del blog: http://www.associazionepisaparkinson.it/news/piano-nazionale-della-cronicita-a-che-punto-siamo

Richieste delle Associazioni Parkinson toscane alla Regione Toscana (2018)

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